STRESS

Il primo clinico ad utilizzare il termine stress fu Hans Selye, che lo ricavò da strain, utilizzato in fisica con il significato di strapposforzo.

Nel 1936 Selye, in seguito ad alcuni esperimenti, arrivò ad identificare questo fenomeno come una condizione morbosa, prodotta nelle cavie da laboratorio, da stimoli nocivi e, caratterizzata da modificazioni fisiopatologiche, quali ipertrofia della corticale del surrene, ipotrofia del timo e degli organi linfatici e comparsa di ulcere sanguinanti dello stomaco.

Più in generale, lo stress può essere considerato un insieme di reazioni a catena, scatenate da uno stimolo esterno (stressor) che, si estrinseca seguendo due vie, una comportamentale e l’altra biologica.

Dal punto di vista comportamentale si osserva una modifica di atteggiamento dell’individuo che, tenta di rimuovere l’evento stressante; dal punto di vista biologico l’attivazione del sistema neurovegetativo e neuroendocrino mette l’individuo in una condizione di “allerta” (aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, degli atti respiratori), al fine di rispondere allo stimolo esterno.

Gli eventi stressanti o stressor sono stimoli di varia natura che, interessano, comunemente, gli individui; vengono classificati in biologici (infezioni), fisici (esposizione al caldo, al freddo, traumi), psicosociali (disoccupazione, separazione, lutti ecc.) e intrapsichici (paure, conflitti interni ecc.).

I meccanismi che coinvolgono a catena il Sistema Nervoso Centrale (SNC), il Sistema Immunitario (SI) e il Sistema Neuro Endocrino (SNE) sono molteplici, e dimostrati da numerose ricerche scientifiche sperimentali e cliniche (Cafiero, Prota, Marenzi et al. 2006).

Gli ormoni ipotalamici, ipofisari e gli ormoni timici regolano la risposta immunitaria che, in presenza di eventi stressanti, può deprimersi o al contrario potenziarsi. La grande novità, dimostrata da pochi anni, è rappresentata dalla scoperta che, le cellule di sostegno del SNC (astrociti, oligodendrociti e cellule della microglia) esprimono un’attività simile a quella delle cellule immunitarie, con liberazione di citochine, direttamente immesse nel sangue da parte delle cellule della microglia.

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 Il nostro organismo è in grado di tollerare solo per brevi periodi uno stato di alterata omeostasi, che viene definito allostasi. Quanto più si rimane in questa condizione organica disarmonica o “eroica”, tanto più vi saranno conseguenze negative che si possono così riassumere:

  1. aumento del cortisolo ematico; 
  2. riduzione dei globuli bianchi e alterazione della formula leucocitaria; 
  3. riduzione dei linfociti CD4 responsabili delle difese immunitarie; 
  4. riduzione dei linfociti natural killer; 
  5. riduzione dell’indice di blastizzazione, ossia la capacità dei linfociti di reagire a stimoli estranei e nuovi per l’organismo; 
  6. riduzione della produzione di IFN-γ, IL-1, IFN-β; 
  7. aumento dei titoli anticorpali dei virus latenti (herpes simplex 1 e 2, virus Epstein-Barr, citomegalovirus ecc.); 
  8. riduzione delle cellule nervose dell’ippocampo; 
  9. aumento della pressione arteriosa; 
  10. aumento della frequenza cardiaca. 
Lo stress può essere nocivo, ma anche benefico. Una certa tensione paragonabile al tono muscolare è persino necessaria per potere fornire prestazioni efficienti. 
Non è semplice capire quando siamo in pericolo, in quanto lo stress è una condizione personalizzata, sia per quanto riguarda la capacità di risposta del nostro organismo, sia per il tipo di eventi scatenanti. Molti ricercatori nel campo dell’endocrinologia e della neuropsichiatria sono alla ricerca di indicatori dello stress, al fine di elaborare uno strumento che ci permetta di capire quale sia la nostra tolleranza allo stress. 
L’omeostasi, come ha spiegato Steven Rose (1997), è la tendenza dell’organismo a operare per regolare il proprio ambiente interno, ovvero si tratta della costante messa a punto fra il biologico e il sociale. I valori programmati per l’omeostasi cambiano continuamente, in quanto lo stesso organismo gioca un ruolo attivo nel determinare il proprio destino, essendo dotato di grande plasticità nel corso dello sviluppo. 
Rose ha introdotto il concetto di darwinismo dinamico, secondo il quale l’organismo si modifica in relazione all’ambiente sociologico nel quale si trova, e non in maniera passiva ma attiva
Questa autopoiesi, ossia costruzione del Sé, è una caratteristica di noi umani, ed è importante quando affrontiamo situazioni eroiche, per avere la percezione di ciò che stiamo pagando in quel momento, così da sostenere quella determinata situazione operativa. 
A quel punto abbiamo due possibilità: o rientrare rapidamente nello status quo ante per evitare di ammalarci, o capire che l’organismo è in grado di sostenere quella scelta in quanto è riuscito a modificare la sua omeostasi. 
Chiave di volta del controllo dello stress è l’ippocampo, piccola formazione situata nei nuclei della base cerebrale che, immagazzina in memorie precostituite o engrammi neurali la rappresentazione dell’ambiente esterno, frutto di esperienze precedenti
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In tal modo l’ippocampo è in grado di valutare gli eventi reali con modelli teorici predeterminati. Una volta eseguito questo esame, l’ippocampo innesca una cascata neuroendocrina, attivando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Così facendo, questa efficientissima struttura cerebrale opera in due modi: controllando il mondo esterno e, in certe situazioni, trasformandosi in un centro di attivazione neuroendocrina. Questa cascata neuroendocrina a sua volta si ripercuote sul comportamento dei linfociti T help-er, registi della risposta immunitaria. 
I linfociti T helper sono suddivisi in due classi, Th1 e Th2, il cui equilibrio definisce la bilancia immunitaria analogamente al modello yin-yang della medicina cinese, ossia polarità opposte di un medesimo processo. 
Una condizione di stress cronico, creando uno sbilanciamento a favore dei Th1, può favorire la comparsa di malattie autoimmuni, quali la sclerosi multipla per il sistema nervoso, il morbo di Crohn per l’intestino e l’uveite per l’occhio. 
Una polarizzazione opposta, invece, può portare a un eccesso di risposta anticorpale, in particolare verso gli allergeni, con una iperproduzione di immunoglobuline di tipo E (IgE). Si ritiene che le allergie e il LES (Lupus Eritematoso Sistemico, malattia autoimmune da immunocomplessi) siano da attribuire all’eccessiva polarizzazione del circuito Th2.