OMEGA 3, I GRASSI UTILI ALLA NOSTRA VITA: SEGRETI E VIRTÙ

“Come è facile notare, sempre più la vita media delle persone si sta allungando, tanto per dirne una al telegiornale ieri dicevano che il numero degli ultra-centenari in Italia è triplicato! Tuttavia, vita più lunga, non significa necessariamente vita priva di problemi, perché la diretta conseguenza dell’età che avanza, sono le affezioni che essa si porta dietro.”

Certo, poco si può fare contro il deterioramento progressivo delle nostre funzioni vitali causato dallo scorrere del tempo, nessun elisir di lunga vita è ancora stato inventato, si può però intervenire su altri fattori che condizionano in maniera altrettanto importante la salute del nostro organismo.
Non va infatti assolutamente sottovalutato il fatto che non è solo il tempo a chiedere il suo dazio, paghiamo anche lo stile di vita che conduciamo. Se volessimo filosofeggiare diremmo che l’uomo è il prodotto dell’ambiente in cui vive, e, astraendo un po’ questo pensiero arrivo proprio a ciò che voglio esprimere: l’ambiente in cui viviamo, con il suo carico di stress, inquinamento e abitudini deleterie condiziona notevolmente la nostra salute e la qualità della nostra vita.
Certo è vero, migliorando le condizioni socio-saniatrie e il tenore in generale abbiamo allungato l’aspettativa media di vita, una vita che però tendiamo a maltrattare aumentando notevolmente il, già presente, rischio di sviluppare malattie invalidanti e mortali (tumori, malattie autoimmuni, malattie neuro-degenerative..).
Tra tutte queste abitudini deleterie, particolarmente incisive sulla qualità della nostra vita, risultano le abitudini alimentari: i cibi che mangiamo non sono più nutrienti come quelli di una volta, è aumentato sconsideratamente il consumo del cosiddetto cibo spazzatura, i ritmi di vita tante volte non ci consentono nemmeno un’alimentazione regolata e sana! E così, senza neanche accorgercene, ci adagiamo e ci accontentiamo di uno stile di vita sbagliato che prima o poi ci porterà a fare la fine della “rana bollita”!
Se non conoscete la storia sono lieto di riassumerla!
Provate a mettere una rana viva in una pentola di acqua bollente, ci metterà una frazione di secondo a saltare fuori, ma se mettete una rana in acqua fredda e piano piano la scaldate, lei lentamente si abituerà al graduale aumento della temperatura, perché penserà che sia normale e rimarrà anche quando inizierà a bollire portandola inevitabilmente verso la morte.

Il nostro atteggiamento è davvero simile a quello della rana bollita: ci stiamo sempre più abituando a subire le conseguenze di uno stile di vita errato senza pensare che abbiamo l’opzione di saltare fuori dall’acqua prima che questa inizi a bollire!!
A questo punto, dopo avervi lasciato un piccolo spunto di riflessione, vi auguro buona lettura.

Amadeo Furla

… è solo l’inizio …

A cominciare da questo capitolo e poi, nei prossimi che verranno pubblicati, il mio intento è quello di introdurvi nell’affascinante mondo dei meccanismi di azione degli acidi grassi.

L’obiettivo è quello di dimostrare a tutti voi che l’origine di disturbi presenti e futuri è sostanzialmente legato ad una “sbagliata” distribuzione degli acidi grassi nell’organismo, per cui diventa essenziale capire e sapere quale ruolo hanno i grassi nel nostro metabolismo.

Alcune parti di questo articolo sono tecniche e forse noiose, ma importanti per spiegarvi come una dieta alimentare buona e una buona integrazione siano gli elementi essenziali per saltare fuori dalla pentola prima che l’acqua inizi a bollire!

L’essere umano ha un bisogno continuo di lipidi, carboidrati, proteine, minerali, micronutrienti, acqua e ossigeno; senza questo gruppo di sostanze il complesso meccanismo bio-chimico del nostro corpo non potrebbe funzionare.

L’industria alimentare e gli Omega 6

Da quando l’industria alimentare ha scoperto che le papille gustative presenti sulla nostra lingua reagiscono a due stimoli, dolce e salato, la combinazione di grasso e sale è diventata una modalità estremamente seducente per aumentare i consumi di cibo “spazzatura” come:

  • hamburger
  • wurstel
  • salse per arrosti, ecc., ecc.

alimenti, questi, che, non soltanto saziano, ma anche comportano un aumento, significativo, di peso e di problematiche legate all’infiammazione cronica. I dati che le varie organizzazioni legate al mondo della salute ci sottopongono sono preoccupanti. Il 40% della popolazione è in sovrappeso e il 10% è obesa, dati questi che hanno portato tutti noi a identificare come capro espiatorio il consumo smodato di grassi come Omega 6. Addirittura 1 bambino su 4 è sovrappeso.
Ormai è confermato che più della metà della popolazione consuma troppi acidi grassi saturi e l’eccesso non può essere eliminato con l’urina, attraverso la vescica, di conseguenza l’esubero resta all’interno del nostro organismo, depositandosi sotto forma di trigliceridi nel tessuto adiposo dell’addome, dei fianchi, del sedere e delle cosce.

Questo comporta una riserva di grasso nociva per il nostro organismo. 

Quindi la risposta più naturale sembrerebbe quella che ci suggerisce di eliminare i grassi dalla nostra dieta per stare meglio e dimagrire. Questa modalità di pensiero è sbagliata, perché gli acidi grassi sono, come tutte le sostanze fondamentali per la nostra vita, irrinunciabili per la nostra salute mentale e fisica. Gli acidi grassi, assieme alle proteine, ai carboidrati, conferiscono al nostro corpo l’energia giornaliera di cui ha bisogno. I grassi rappresentano il carburante necessario per le cellule per poter espletare importantissime funzioni metaboliche.

Perciò, anche chi decide di seguire un’alimentazione sana, non può eliminare totalmente dalla propria dieta i grassi, in particolar modo di quelli insaturi. Una carenza di questi determina infatti conseguenze gravi per l’organismo, come:

  • sintomi gravi correlati a carenza di vitamine liposolubili;
  • scarso rifornimento di ossigeno per cellule e tessuti;
  • invecchiamento cellulare, in particolare a carico del tessuto nervoso cerebrale: ai neuroni manca il sostegno per rinnovare la fondamentale membrana protettiva;
  • l’indebolimento dei capelli e secchezza della cute
  • riduzione dell’approvvigionamento di calcio: gli acidi grassi insaturi agiscono in stretta collaborazione con la vitamina D per la deposizione della matrice ossea.

Ma sono da togliere gli Omega 6?

La risposta è no, nelle giuste quantità l’Omega 6 ha un prezioso per il nostro organismo.

I più comuni omega 6 che troviamo sono l’acido cis linoleico “LA”, l’acido arachidonico “AA”, l’acido gamma-linoleico, l’acido eicosadienoico , l’acido diomo-gamma-linolenico e altri minori. L’acido arachidonico è considerato il maggior imputato nell’infiammazione dei tessuti e nelle malattie come arteriosclerosi, infarto, tumori, ecc.

Questo tipo di acido grasso viene prodotto nel nostro organismo a partire dall’acido linoleico, che è sottoposto da un set di enzimi specifici ad un allungamento della catena e ad un aumento dei doppi legami, in questo modo si forma l’acido arachidonico che entra a far parte delle membrane cellulari, dove svolge un ruolo fondamentale nella produzione degli eicosanoidi. Quest’ultimi svolgono attività negativa per il nostro organismo e per la nostra salute.

Gli eicosanoidi sono suddivisi in 5 categorie:

  • Le Prostaglandine Pg2, che svolgono una azione vasocostrittrice arteriosa ed, insieme ai Trombossani Tx, promuovono la broncocostrizione.
  • Leucotrieni Lt3 che, assieme alle Lipossine Lx4, attivano l’aggregazione piastrinica e hanno azione aterogena aumentando il rischio cardiovascolare.
  • Le Prostacicline Pgi che hanno un’azione antiaggregante piastrinica e provocano vasodilatazione in tutti i distretti vascolari, compresi quelli coronarico e polmonare.

Questi ormoni svolgono un’azione spiccatamente pro-infiammatoria che dovrebbe essere attivata dalle cellule solo in casi specifici, come ad esempio in risposta alle infezioni. Gli studi internazionali ormai confermano che l’aumento di Omega 6 nelle membrane cellulari comporta un aumento di eicosanoidi, che sono la causa primaria dell’infiammazione cronica, delle malattie cardiovascolari, del rischio di tumori e delle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Ad avvallare ciò che ho appena affermato sull’importanza di bilanciare l’introito di Omega 3 e Omega 6, sono gli studi pubblicati negli anni ’80 dove un gruppo di ricercatori verificò che il popolo esquimese era molto scarsamente soggetto a  malattie cardiovascolari come l’aterosclerosi e contava pochissimi casi di infarto. 

Dallo studio emerse un dato significativo dove risultava che la mortalità media di questo popolo era di 30 volta inferiore a quella della non poi coì distante popolazione danese, sebbene la dieta degli esquimesi fosse ad alto contenuto di grassi.

Gli esami del sangue condotti negli esquimesi, mostravano una presenza di colesterolo Ldl (che per ora chiamiamo “cattivo”) e trigliceridi molto bassi, mentre i valori di Hdl (chiamato colesterolo buono) erano decisamente più elevati. Per dare un significato a questi dati, inizialmente si pensò che tutto ciò dipendesse dalla mancanza di stress in questa popolazione, ma ben presto si capì che questo dipendeva dal tipo di grasso presente nella loro alimentazione. Gli esquimesi si cibano di pesci e foche, ricchi di Omega 3, mentre i danesi si cibano di animali il cui grasso è invece ricco di Omega 6, tanto da arrivare ad un squilibrio di 30 a 1, dove purtroppo 1 è l’Omega 3.

  Ma sono da togliere gli Omega 6?

La risposta è no, nelle giuste quantità l’Omega 6 ha un prezioso per il nostro organismo.

I più comuni omega 6 che troviamo sono l’acido cis linoleico “LA”, l’acido arachidonico “AA”, l’acido gamma-linoleico, l’acido eicosadienoico , l’acido diomo-gamma-linolenico e altri minori. L’acido arachidonico è considerato il maggior imputato nell’infiammazione dei tessuti e nelle malattie come arteriosclerosi, infarto, tumori, ecc.

Questo tipo di acido grasso viene prodotto nel nostro organismo a partire dall’acido linoleico, che è sottoposto da un set di enzimi specifici ad un allungamento della catena e ad un aumento dei doppi legami, in questo modo si forma l’acido arachidonico che entra a far parte delle membrane cellulari, dove svolge un ruolo fondamentale nella produzione degli eicosanoidi. Quest’ultimi svolgono attività negativa per il nostro organismo e per la nostra salute.

Gli eicosanoidi sono suddivisi in 5 categorie:

Le Prostaglandine Pg2, che svolgono una azione vasocostrittrice arteriosa ed, insieme ai Trombossani Tx, promuovono la broncocostrizione. Leucotrieni Lt3 che, assieme alle Lipossine Lx4, attivano l’aggregazione piastrinica e hanno azione aterogena aumentando il rischio cardiovascolare. Le Prostacicline Pgi che hanno un’azione antiaggregante piastrinica e provocano vasodilatazione in tutti i distretti vascolari, compresi quelli coronarico e polmonare. 

Ma dove troviamo i grassi saturi ed insaturi?

In natura troviamo un centinaio di acidi grassi diversi, che a loro volta costituiscono i lipidi. Alcuni lipidi che, come già detto, servono a produrre energia, mentre altri servono come materia prima per donare a noi vitalità, capacità di concentrazione, gioia di vivere e molto altro. Il nostro fabbisogno va dal 5% per gli uomini e il 12% per le donne. Il corpo maschile consiste per il 15-18% di grassi, mentre quello femminile è costituito per il 22-25%, quindi non possiamo demonizzare gli acidi grassi, dobbiamo invece preoccuparci di introdurre una sufficiente quantità di lipidi, mescolando in modo sano e preciso acidi grassi saturi ed insaturi, tenendo sempre presente che un eccesso di grasso corporeo è nocivo per la nostra salute.

I grassi saturi li troviamo prevalentemente negli alimenti di origine animale, mentre i grassi insaturi in quelli di origina vegetale. La peculiarità degli acidi grassi insaturi è che gli atomi di carbonio sono collegati con un doppio legame, in cui un collegamento resta libero (insaturo) e quindi costantemente alla ricerca di altre molecole con cui reagire ed entrare nella “partita” del metabolismo. All’interno di questo gruppo abbiamo i monoinsaturi, che hanno un solo doppio legame (olive e olio di oliva) e polinsaturi, che sono tutta una gamma di molecole diverse, i cui atomi di carbonio sono legati da diversi doppi legami di cui uno resta libero. La particolarità di queste grassi polinsaturi è che sono estremamente attivi nel metabolismo, rappresentando i migliori alleati della nostra salute mentale e fisica.

I grassi polinsaturi li troviamo in piante come: legumi, noci, gherigli, avocado, olive, ovviamente anche nel pesce.

In generale mettere giornalmente i grassi nella nostra dieta diventa importante e vitale, perché:

  • i lipidi sono fondamentali nell’assorbimento delle vitamine liposolubili, come la A, D, E e K, che hanno in forma diversa un ruolo significativo per il nostro organismo;
  • i lipidi sono importanti nella sintesi degli ormoni (leucotrieni, prostaglandine, trombossani);
  • gli ormoni sessuali, come gli estrogeni o il testosterone, non possono essere prodotte in assenza di lipidi;
  • gli strati di grasso costituiscono l’imbottitura di molti organi interni come: fegato, reni, cuore e anche alcune ghiandole: questo strato rappresenta un sistema protettivo contro gli urti prevenendo traumi interni;
  • tutte le membrane protettive delle cellule del nostro corpo, che sono circa 70 bilioni, sono ricche di lipidi;
  • In assenza di lipidi verrebbe pregiudicata la produzione di ormoni steroidei, come il cortisone o gli ormoni sessuali.

I diversi tipi di grassi

  • Trigliceridi: sono essenzialmente costituiti da tre catene di acidi grassi e una molecola di glicerolo e costituiscono quel grasso di riserva che dovremmo sempre avere in una determinata quantità, è quello che ,in caso di necessità, funge da riserva energetica. I trigliceridi sono la forma di energia più concentrata, pensate, 9 calorie per grammo. Quelli assorbiti dall’intestino, derivanti dai cibi grassi ingeriti sono immagazzinati nei chilomicroni; quelli sintetizzati in sede epatica, i cui precursori derivano dal metabolismo dei carboidrati e sono immagazzinati nelle VLDL (Very Low Density Lipoproteine.
  • Fosfolipidi: sono simili ai trigliceridi ma da questi si differenziano per la presenza di una percentuale di fosforo. Essi presentano una struttura costituita da una testa idrosolubile e da una coda non idrosolubile, sono per qusto chiamate molecole anfipatiche. Un doppio strato di fosfolipidi rappresenta la struttura di base di tutte le membrane cellulari e ciò ci fa comprendere l’importanza di tali molecole. I fosfolipidi sono importanti anche per la costruzione delle lipoproteine, per la formazione della bile, per la costruzione della mielina (sostanza che protegge le cellule nervose) e per altre molteplici funzioni.
  • Steroidi: i più noti sono gli ormoni steroidei, la vitamina D, che in realtà è un ormone, e il colesterolo.

… e il Colesterolo che cos’è? Esiste veramente il Colesterolo buono e cattivo?

Il colesterolo, è una molecola della classe degli steroli che riveste un ruolo particolarmente importante nella fisiologia dell’uomo. Il Colesterolo è il principale precursore di alcuni fondamentali ormoni del nostro organismo ed è uno dei principali e insostituibili componenti delle membrane cellulari. 

Introduciamo nel nostro corpo il colesterolo attraverso l’alimentazione oppure siamo noi stessi in grado di produrlo attraverso reazioni biologiche all’interno del nostro organismo. È importante ricordare che gli acidi grassi saturi, contenuti negli insaccati, della carne grassa, ecc., stimolano la produzione di Colesterolo, mentre gli acidi grassi insaturi la riducono.  Quindi ora bisogna capire in quale misura il colesterolo sia fondamentale e utile, e oltre invece quale misura esso diventi dannoso per il nostro organismo.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su questa sostanza, che ha un ruolo fondamentale per la costruzione, per la manutenzione ed il buon funzionamento del nostro corpo. In fatti il colesterolo è essenziale: 

  • Per la membrana delle nostre cellule, in quanto si inserisce tra i due strati di fosfolipidi, aumentando la stabilità meccanica e la flessibilità della membrana.
  • Perché regola lo scambio di sostanze messaggere tra l’esterno e l’interno della cellula.
  • Perché grazie a questo particolare grasso la cellula può dividersi e crescere
  • Perché in assenza di colesterolo il fegato non potrebbe produrre la bile, essenziale per emulsionare i grassi. Solo in questo modo l’intestino tenue li può assorbire.
  • Perché il colesterolo rappresenta la base fondamentale per moltissimi ormoni come:
  • il cortisolo (Il cortisolo viene sintetizzato su stimolazione dell’ormone adrenocorticotropo ACTH, a volte associato allo stress, prodotto dall’ipofisi. La sua azione principale consiste nell’indurre un aumento della glicemia. Questo aumento viene ottenuto stimolando la glicogenolisi epatica, che in questo caso viene sostenuta dagli amminoacidi derivanti da un accentuato catabolismo proteico, soprattutto a livello dei muscoli scheletrici, e lipidico, a livello del tessuto adiposo; si parla perciò di una sua azione anti-insulinica),
  • l’aldosterone (Il segnale per la sintesi dell’aldosterone viene generato quando l’organismo richiede una maggiore pressione sanguigna, un maggior volume plasmatico e un aumento di ioni Na+ nel sangue), 
  • il Gh (La sua funzione principale è di stimolare lo sviluppo dell’organismo umano e di molti vertebrati, promuovendo l’accrescimento e la divisione mitotica delle cellule di quasi tutti i tessuti corporei), 
  • il testosterone (La sua principale funzione è: in  collaborazione con altri ormoni e neurotrasmettitori regola funzioni sessuali ma anche metaboliche, diminuendo quindi il rischio di contrarre diabete mellito di tipo 2. Migliora le facoltà cognitive diminuendo il rischio di depressione e demenza. Aumenta l’anabolismo dell’osso diminuendo il rischio di osteoporosi. Migliora la circolazione sanguigna diminuendo il rischio di avere malattie cardiovascolari. Migliora la circolazione peniena e favorisce l’erezione, diminuisce il rischio di disfunzione erettile), e molti altri.
  • È fondamentale alla produzione endogena di Vitamina D, essenziale per il nostro organismo.

Parlare di colesterolo buono e cattivo non ha senso, semmai si dovrebbe parlare di quantità eccessiva di colesterolo nel sangue. Da sottolineare che il colesterolo non si trova nel sangue allo stato libero, ma all’interno di alcune molecole chiamate lipoproteine conosciute con il nome di VLDL, LDL e HDL.

Prima di addentrarci nei particolari diventa fondamentale dire che Colesterolo, Trigliceridi e Fosfolipidi non possono viaggiare in forma libera nel flusso sanguineo. Questo perché queste sostanze sono di natura lipidica e il sangue è di natura acquosa. Essi necessitano di mezzi di trasporto, speciali macromolecole, chiamate lipoproteine (vedi figura 1), che sono essenzialmente composte da un manto proteico (idrofilo) che racchiude un cuore di grasso (idrofobo) e vengono prodotte dal fegato. Le lipoproteine in oggetto si chiamano:

  • VLDL: Very Low Density Lipoproteins, composte dall’8% di proteine, nel loro cuore lipidico abbiamo principalmente trigliceridi e piccole quantità di colesterolo e fosfolipidi (vedi figura 2). Sono prodotte dal fegato. Il loro compito principale è trasportare il grasso alle varie cellule per fini energetici. Quando le VLDL arrivano ai capillari che irrorano i tessuti, sono in grado di legarsi alla parete vascolare rilasciando i trigliceridi. Una volta rilasciati i trigliceridi e ridotta la dimensione di circa ¼ , si trasformano in LDl, con un nucleo ricco di colesterolo.                     
  • LDL: Low Density Lipoproteins, sono lipoproteine a basso contenuto di trigliceridi. Le VLDL dopo la cessione dei trigliceridi, prima si trasformano in IDL (Intermediate Density Lipoproteins) per poi perdendo altri trigliceridi trasformarsi in LDL (vedi figura 3). All’interno delle LDL la sostanza più rilevante è il colesterolo. Le lipoproteine a bassa densità hanno infatti lo scopo di viaggiare nel circolo sanguigno e rilasciare il colesterolo alle varie cellule dell’organismo. Tutte le cellule hanno bisogno di colesterolo, poiché tale lipide entra nella composizione delle membrane plasmatiche. Esistono inoltre delle cellule che metabolizzano maggiori quantitativi di colesterolo, poiché lo utilizzano con ulteriori fini. Le cellule endocrine, per esempio, adoperano il colesterolo come molecola di partenza per produrre gli ormoni steroidei; ne sono esempio le cellule della corteccia surrenale, che producono cortisolo ed aldosterone, i testicoli, che producono ormoni sessuali maschili, e le ovaie che, ovviamente, producono ormoni sessuali femminili. Le LDL svolgono quindi un compito di primaria importanza. Una volta penetrate nelle cellule, queste lipoproteine cedono il loro contenuto di colesterolo. Tale processo è reso possibile da un recettore posto sulla superficie cellulare ed in grado di intercettare le LDL che circolano nel plasma. Questo recettore di membrana riconosce e lega le proteine che costituiscono il guscio esterno delle particelle LDL. Tale legame rende possibile il trasporto delle lipoproteine nell’ambiente intracellulare. A questo livello enzimi specifici digeriscono il guscio proteico ed il colesterolo libero può finalmente essere metabolizzato. Un eccessivo numero di LDL è considerato fattore di rischio per malattie cardiovascolari (aterosclerosi).
  • HDL: High Density Lipoproteins. Sono molecole ancora più piccole delle LDL e sono costrituite per il 50% di proteine e l’altro 50% di grassi, di cui la metà circa è colesterolo e l’altra metà fosfolipidi. Le HDL svolgono la funzione opposta rispetto alle LDL. Queste particelle sono infatti in grado di legarsi alle pareti cellulari e di inglobare il colesterolo in eccesso. A questo punto, le HDL cariche di colesterolo tornano al fegato, dove penetrano all’interno della cellula epatica liberando il loro carico lipidico. Il fegato potrà così recuperare il colesterolo in eccesso oppure eliminarlo attraverso la bile.
  • Esistono anche delle lipoproteine (figura 4) prodotte dai villi intestinali ed immesse nel sistema linfatico e sono i chilomicroni.

Cosa causa l’aumento di colesterolo?

Partiamo da una considerazione semplice da intuire. Il livello di colesterolo (numero di lipoproteine totali) non  deve essere superiore ad una certa soglia e il rapporto tra LDL e HDL deve essere di 2 a 1. Noi sappiamo che il fegato produce VLDL in base alla stimolazione dell’insulina, quindi quando noi ingeriamo carboidrati, l’insulina stimola uno speciale enzima (Hmg-CoA riduttasi), che rappresenta il messaggero che ordina al fegato di produrre VLDL. 

La produzione di HDL è promossa dall’assunzione di grassi, l’intestino infatti per poterli assorbire necessita dell’intervento della bile prodotta dal fegato utilizzando come precursore il colesterolo stesso, di cui il fegato si rifornisce proprio grazie alle HDL. Inoltre le HDL derivano anche dai chilomicroni, che si formano a livello intestinale quando assimiliamo del grasso.

In definitiva: l’elevata assunzione di acidi grassi saturi ed idrogenati contribuisce ad aumentare la colesterolemia, mentre una dieta sobria ed equilibrata, povera di zuccheri, a basso tenore di acidi grassi saturi e ricca di quelli insaturi, aiuta ad abbassare i livelli plasmatici di colesterolo ed il rischio cardiovascolare. 

Una ridotta attività della tiroide (ipotiroidismo), abbastanza comune soprattutto nelle donne, aumenta la colesterolemia, mentre l’elevata concentrazione di ormoni tiroidei (ipertiroidismo) la riduce.

Gli estrogeni abbassano la colesterolemia, mentre gli androgeni l’aumentano (in particolare gli estrogeni tendono ad innalzare la frazione HDL e a diminuire quella LDL, mentre l’eccesso di testosterone ha effetto opposto). Per questo motivo il rischio cardiovascolare è maggiore nell’uomo e sale in maniera importante dopo la menopausa nella donna.

Anche il diabete si accompagna ad ipercolesterolemia, dal momento che la malattia, specie quando non viene adeguatamente trattata, aumenta la mobilizzazione dei lipidi.

L’attività fisica regolare di tipo aerobico è in grado di aumentare la colesterolemia HDL. Inoltre, fa diminuire la pressione arteriosa, la voglia di fumare, limita la stitichezza, è un ottimo antistress ed aiuta a raggiungere o mantenere il peso forma.

Vi è poi l’immancabile componente genetica, che quando è sfavorevole aumenta in maniera più o meno importante la sintesi endogena di colesterolo, i cui livelli risultano per questo elevati anche in giovane età.

I benefici dell’ Omega 3

Gli Omega 3 sono micro nutrienti estremamente utili per la nostra dieta, essi hanno benefici molteplici. Ormai innumerevoli studi lo hanno dimostrato, per cui diventa indispensabile introdurli nella nostra dieta attraverso integratori specifici, i quali contengano i giusti quantitativi di Epa (acido eicosapentaenoico) e Dha (acido docosaesaenoico), che possono essere subito assimilati e pronti all’uso senza che il nostro organismo si impegni a sintetizzarli a partire dall’acido Ala (alfa-linolenico) .

Come spiegato precedentemente l’integrazione con Omega 3 diventa indispensabile in quanto la dieta moderna composta principalmente di cereali, piatti pronti, carne animale, aumenta in modo significativo la quota di Omega 6. 

Prima di entrare nei meccanismi di azione voglio nel dettaglio fornirvi alcuni benefici che l’Omega 3 ha, in base alle numerose ricerche internazionali.

Gli Omega 3 hanno:

  • Un effetto positivo e protettivo contro l’insorgenza di trombi. Questo effetto lo raggiungono grazie all’attività anti aggregante piastrinica, fluidificando il sangue con riduzione del rischio di infarto;
  • Un’azione contrastante il fenomeno aterosclerotico, attraverso un’azione specifica di rimozione dei trigliceridi ed il colesterolo dalle pareti delle arterie e questo determina anche un aumento dell’elasticità dei vasi;
  • Un’azione straordinaria a livello antiinfiammatorio, prevenendo la sua cronicizzazione degli stai infiammatori, agendo anche sulla diminuzione della risposta infiammatoria nelle malattie autoimmuni come l’asma, l’artrite reumatoide e la psoriasi. Inoltre gli Omega 3 sono utilissimi nel contrastare le infiammazioni dei muscoli e delle articolazioni;
  • Un importante effetto anti-ipertensivo tramite l’abbassamento del sodio e la riduzione significativa della ritenzione idrica;
  • Un’azione benefica a livello della funzione visiva, diminuendo il rischio di degenerazioni maculari;
  • Un’efficacia consolidata nell’aiutare l’organismo a combattere gli effetti dannosi dello stress;
  • Un’azione cardioprotettiva, attraverso diversi meccanismi di azione, il principale dei quali è quello antiaritmico che si traduce in una stabilizzazione dell’attività elettrica dei miociti cardiaci (il miocita è l’elemento caratteristico del tessuto muscolare, cellula muscolare striata di forma allungata, fusiforme, in grado di accorciare la propria massa in seguito ad uno stimolo nervoso), prolungando il periodo di refrattarietà (effetto dimostrato da A. Leaf sugli animali e Christine M. Albert sull’uomo); inoltre è stata documentata una riduzione marcata del reinfarto e dell’ictus, con riduzione significativa della mortalità totale e cardiovascolare;

LYAN DIET HEART STUDY

Conclusioni a 27 mesi

“Una dieta arricchita di Omega 3 sembra essere più efficace di quelle abitualmente utilizzate nella prevenzione secondarie degli eventi coronarici e della morte cardiaca” 

De Lorgeril

Riduzione %

Morti cardiache 81%

Infarti non fatali 71%

Mortalità totale 40%

  • Un’importante azione positiva nel funzionamento del sistema dell’insulina, mantenendo bassa la glicemia;
  • Un effetto diretto sul Sistema Nervoso Centrale come antidepressivi con miglioramento dell’efficienza del cervello. Voglio ricordare che il 60% del cervello è composto da Omega 3);
  • Un effetto coadiuvante nella cura della malattie della pelle come la psoriasi;
  • Un’azione antiossidante diminuendo la produzione di cortisolo svolgendo un’azione anti-age;
  • Un’importante azione di rafforzamento del sistema immunitario, facilitando la risposta immunitaria ed infiammatoria, in caso di ferite e infezioni;
  • Sembra svolgano un ruolo positivo anche nel ridurre il rischio di patologia tumorale e, in soggetti già affetti da tumore, pare rallentino la formazione di metastasi a distanza; 
  • Un’azione significativa nel processo di dimagrimento, facilitando l’utilizzo dei grassi a fini energetici. 

CONCLUSIONI SULL’IMPORTANZA DI INTEGRARE GLI OMEGA 3 NELLA DIETA GIORNALIERA:

Alcuni studi significativi:

  1. L’integrazione con Omega 3 ha ruolo strategico non solo nella prevenzione secondaria (trattamento del post infarto), ma anche in svariate situazioni patologiche che di per se rappresentano un rischio primario per malattie cardiache e vascolari (prevenzione primaria!);
  2. Negli ultimi anni si sono accumulate prove ormai INCONTROVERTIBILI sull’effetto benefico degli Omega 3 nella prevenzione e cura delle malattie cardiache e vascolari che si esplica attraverso:
  • effetto antiaritmico, stabilizzazione dei miociti,
  • prevenzione della fibrillazione ventricolare,
  • azione antinfiammatoria,
  • azione antitrombotica;
  1. Le presenti conoscenze sui Omega 3 impongono oggi ai medici, ed in particolare ai cardiologi, di integrare la terapia dei pazienti in prevenzione primaria e secondaria, con questi acidi grassi insaturi; 
  2. L’effetto antinfiammatorio esercitato dagli Omega 3 influisce profondamente sulla prevenzione (PRIMARIA) di complicanze cardio-vascolari conseguenti a fattori di rischio importanti quali:
  • Ipertensione
  • Diabete
  • Ipertrigliceridemie
  • Obesità
  • Sindromi plurimetaboliche
  • Aterosclerosi carotidee (placche frastagliate)
  • Terapie con statine (ridotta posologia)
  • Trattamenti anticoncezionali e TOS (alterazione coagulazione)
  • Forti fumatori
  • Diete squilibrate.
  1. L’assunzione di Omega 3 diminuiscono la produzione di citochine infiammatorie (TNF- α e IL-1 β) sia in soggetti sani che affetti da artrite reumatoide (J.M. James et al. “ Dietary polynsaturated fatty acids and inflammatory mediator production” Am J Cl nutrition, 2000;71- 343S-348S);
  2. Studi epidemiologici hanno documentato che una  supplementazione di Omega 3 comporta una diminuzione di rischio di demenza e declino cognitivo, in modo particolare nelle persone affette da Alzheimer  (Freund-Levi et all. “Omega fatty acid treatment in 174 pts with Mild to Moderate Alzheimer disease: OmegAD study: a randomized double blind trial”. Arh Neur 2006;63 (10):1402-1408);
  3. Un deficit di DHA determina riduzione della stabilità delle membrane neuronali e della trasmissione di serotonina, norepinefrina e dopamina. I livelli plasmatici di EPA sono correlati alla gravità della sintomatologia depressiva dell’anziano (Conklin S. et all. “Omega-3 fattiy acids influence mood, impulsivity and personality”. Denver 2006);
  4. Una dieta di Omega 3 e di vitamina E dimezza ampiamente il rischio di malattie dei motoneuroni e questa associazione riduce del 50-60% il rischio di sviluppare la SLA (Veldink JH. Et all. “Intake of polyunsaturated fatty acids and vitamin E reduces the risk of developing amyotrophic lateral sclerosis”. J Neurol Neurosurg Psychiatry 2007;78:367-371).